Software libero e l'università Federico II: un'opportunità mancata
Le possibilità (non sfruttate) offerte dal software libero all'interno dell'università ed, in particolare, nella Federico II di Napoli.
Perchè il software libero nell'università?
Il “Software libero” implica alcune libertà fondamentali:
- Libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo (chiamata "libertà 0")
- Libertà di studiare il programma e modificarlo ("libertà 1")
- Libertà di copiare il programma in modo da aiutare il prossimo ("libertà 2")
- Libertà di migliorare il programma e di distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio ("libertà 3") .
Queste libertà, ovvie e di buonsenso, se applicate al software (i “programmi”) utilizzato per svolgere le proprie attività portano a significativi vantaggi pratici:
- Essendo il software liberamente modificabile, è possibile personalizzarlo, adattandolo alle proprie esigenze precise;
- Il programma, sottoposto alla revisione di tantissime persone appartenenti ad una comunità di sviluppatori, è costantemente aggiornato e tenuto pulito da bachi e falle di sicurezza (differentemente dal pesante processo di aggiornamento dei software proprietari, per i quali è necessario attendere il rilascio di “patch”, service pack, eccetera);
- Poichè il “codice sorgente” del programma è liberamente consultabile, è molto difficile inserire intenzionalmente nel software backdoor, cavalli di Troia o spyware senza che questi vengano prontamente scoperti ed eliminati, come invece è accaduto per alcuni software commerciali;
- Il software libero consente all'università di risparmiare: il software libero offre agli istituti universitari, come ad ogni altro utente, la libertà di copiare e ridistribuire il software, di conseguenza il sistema didattico può farne copie per tutti i computer di tutte le sedi.
Ma ai vantaggi tecnici si affiancano le motivazioni ideali e filosofiche alla base del software libero: la libera circolazione delle conoscenze e delle idee. Le peculiarità del software libero si sposano idealmente con la libera circolazione delle idee e delle conoscenze alla base del progresso scientifico e tecnologico: avrebbe mai potuto pitagora scrivere il suo famoso teorema, senza potersi basare sul teorema di euclide?
Per utilizzare un software proprietario, l'utente è costretto ad accettare una licenza d'uso (una EULA), che limita e circoscrive le possibilità d'uso del software, con esiti spesso incredibili. Spesso, lo stesso software è venduto a prezzi diversi, a causa della semplice differenza di licenza d'uso (ad esempio, uno con una licenza d'uso limitata a scopi accademici o didattici, un altro con una licenza limitata all'uso in un piccolo ufficio con tot postazioni, un altro con una licenza per l'uso in una grande azienda con più postazioni); il cambio delle condizioni di lavoro, o del pc su cui si lavoro, può obbligare l'utente a riacquistare il prodotto (perchè di prodotto commerciale si tratta), senza ottenere nulla in cambio, se non la graziosa concessione dell'azienda di poter continuare ad utilizzare il software che si ha già pagato.
Adottare il software libero nell'università significa non vincolarsi all'acquisto di un particolare prodotto da parte di una multinazionale del software: il prodotto, chiuso e vulnerabile al capriccio dell'azienda, in qualunque momento potrebbe essere modificato radicalmente, subire aggiornamenti che non lo rendono più compatibile con le sue versioni precedenti, o più semplicemente tolto dal mercato. Questo rischio è evitato adottando software libero: il programma non potrà mai essere tolto dal mercato o snaturato; in qualunque momento, il codice sorgente del programma sarà a disposizione della comunità (e quindi dell'università) per modificarlo secondo le proprie necessità.
Il software libero offre agli utenti la libertà di poter controllare il proprio computer: con il software proprietario il computer fa quanto stabilito dal proprietario del software, non quel che vuole l'utente.
In concreto..
Il software libero non è un semplice ideale, ma è una realtà diffusa sui nostri PC ormai da diversi anni. Probabilmente, molti di noi hanno avuto modo di utilizzarlo e di apprezzarlo, senza essere a conoscenza delle sue basi ideali. Alcuni esempi? La suite OpenOffice? (analoga al blasonato microsoft office, ma gratuita e libera), il tool di grafica Gimp, il browser Firefox, il sistema operativo GNU/Linux... Tutti questi software sono da tempo utilizzati da numerose università, enti governativi, aziende, e milioni di utenti per risparmiare e per essere liberi di fare con il proprio PC ciò che si vuole, senza vincoli imposti da aziende e produttori. Spesso, le controparti libere hanno dimostrato di superare, in prestazioni e capacità, le loro alternative proprietarie; in alcuni campi specifici, in particolare dell'area scientifica, i software sviluppati sono rilasciati sotto licenza esclusivamente libera.
Numerose università, enti scientifici, pubbliche amministrazioni hanno già deciso di adottare il software libero, come la città di Monaco, la P.A. della regione Extremadura in Spagna, la Géndarmerie francese, l'università di Torino..
Federico II: Una università... chiusa
Le possibilità d'uso del software libero all'interno di una università come la Federico II sarebbero innumerevoli, con notevoli vantaggi dal punto di vista della sicurezza, del risparmio, dell'usabilità, e comunque della libertà dell'utente e dell'università da aziende e capestri commerciali.
- Postazioni di rete e PC per uso generico
Utilizzando software liberi come Gnu/Linux, Firefox, OpenOffice? per postazioni di accesso ad Internet, normale automazione d'ufficio, PC da laboratorio comporterebbe un significativo risparmio per le casse (sempre vuote) dell'università, non dal solo punto di vista del costo del prodotto ma anche del costo della manutenzione; le postazioni con Windows ed Internet Explorer sono infatti frequentemente soggette a blocchi causati da virus, trojan, spyware, o utilizzo improprio dell'utente: le peculiarità tecniche di Gnu/Linux annullano questi rischi, regalando postazioni che “semplicemente funzionano”, con manutenzione praticamente nulla. E' palese la mancanza di una politica amministrativa ed accademica in tal senso, dovuta in parte alla ignoranza sulle tematiche, in parte da una certa inerzia mentale del personale amministrativo, spesso restio ad aprirsi a nuove tematiche e nuove soluzioni.
- Software per la didattica
Spesso, per (colpevole) ignoranza o pigrizia da parte dei professori gli studenti sono (o sarebbero..) obbligati ad acquistare costosi programmi proprietari per integrarsi nei normali corsi di studi: sono innumerevoli i casi di corsi di informatica di base che non contemplano altro che MS Windows e MS Office; o, passando a facoltà più “tecniche” (in cui ci si aspetterebbe un altro livello di competenza da parte dei professori) sono obbligati ad acquistare software chiusi come Matlab, Simulink. Esistono, e sono numerose, le alternative libere a software scientifici come Matlab e Spice, come ad esempio Scilab, Octave, GnuPlot?, Ngspice..
Qualcosa però si muove nel senso giusto: in molti corsi di laurea della facoltà di scienze MMFFNN, infomatici e fisici portano avanti una lunga tradizione di adozione del software libero nella didattica, e software liberi come Tex (per la stesura di testi matematici e scientifici) sono standard de-facto. Alcuni corsi specifici di informatica, come ad esempio quelli di Sistemi Operativi I e II, sono basati integralmente sullo studio di linux e di tool liberi: essendo il software libero “a codice aperto”, si sposa perfettamente con le necessità didattiche del corso di studi, invogliando studenti e professori all'interazione con le tecnologie e al loro studio.
- Lato Server
Il software libero, con il S.O. Gnu/Linux, i server Mysql ed Apache, il linguaggio PHP e tanti altri programmi è lo standard de-facto in tutto il mondo per il lato server. Sembra, però, che alla Federico II non se ne siano ancora accorti tutti.. L'insistente ed ottusa preferenza per prodotti proprietari, in alcuni casi, porta addirittura a conseguenze parossistiche: pur di adottare mastodontici e costosi software proprietari per un progetto, si compromettono le prestazioni e l'usabilità della soluzione sviluppata.
Esempi lampanti: l'uso sistematico di sovradimensionati e costosissimi software commerciali come il database Oracle, un prodotto dedicato alla gestione di grosse basi di dati usato a sproposito per qualunque piccola necessità di gestione database, dimenticando alternative libere come PostGres? e MySQL?; la monocrazia di un linguaggio chiuso o semichiuso come Java, diventato praticamente l'unico linguaggio di sviluppo utilizzato all'interno dell'università; l'esistenza di portali universitari e di servizi online totalmente o parzialmente inaccessibili ad utenti che non utilizzano MS. Windows ed Internet Explorer, come il DOL (http://dol.unina.it) portale di didattica online realizzato esclusivamente con software proprietari e PER software proprietari, o l'ESIS (http://esis.ceda.unina.it) piattaforma di prenotazione esami e rilascio certificati, inutilizzabile se non con MS. Internet Explorer.
Ci consola parzialmente la tradizione accademica del CSI (ex CDS)
nell'adozione di tecnologie aperte per l'erogazione dei principali
servizi della rete di ateneo, utilizzando soluzioni libere come
sendmail, cyrus imap, apache, php, openldap,
squid, freeradius; un piccolo esempio è il sistema di gestione mail d'ateneo, basato su Horde.
Tutti software liberi che svolgono, gratuitamente ed egregiamente, il loro delicato lavoro, facendo letteralmente “camminare” la rete di ateneo nelle sue attività quotidiane ed ospitando la gran parte dei servizi unina.it.
- La ricerca d'Ateneo ed il software libero
La totale mancanza di progetti liberi supportati dall'ateneo è un
demerito difficilmente giustificabile: nessun progetto della Federico
II
si inserisce in un contesto internazionale che preveda la condivisione
del codice, tutto viene progettato, impacchettato e chiuso nei
laboratori universitari. Spesso, il ricercatore o il dottorando che
prova a proporre licenze libere per il progetto in sviluppo è
osteggiato
dai dipartimenti, dalle dirigenze, dalle baronie universitarie che, in
maniera miope, non vedono “prestigio” per l'università in un progetto
libero.
Mentre grandi atenei italiani ed europei si fregiano dello sviluppo di
importanti software liberi, su cui confluiscono ricercatori, studenti,
contrattisti e risorse l'università Federico II non investe un singolo
centesimo
in sviluppo di software libero.
Alcuni esempi di progetti che, rilasciati sotto licenza libera, hanno
portato prestigio e riconoscimenti all'ente di ricerca che lo ha
sviluppato:
- L'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, sviluppando una piattaforma middleware libera per le
architetture grid, è diventato punto di riferimento internazionale per il
suo ambito;
- Il CERN di Ginevra, che ha già donato al mondo il linguaggio html, rilascia CDSware?,
uno dei più grandi software per la gestione di archivi ad accesso aperto, sotto licenza libera;
- stessa cosa fa l'univesità di Southampton con il software e-prints, che la Federico II ha adottato per il suo open archive.
L'investimento (in termini economici ed umani) per restituire agli utenti la possibilità di fruire liberamente dei servizi dell'ateneo, e di liberare, slegandolo da vincoli proprietari, il patrimonio pubblico di conoscenze sviluppato da docenti e ricercatori sarebbe minimo, ed il ritorno in cultura e libertà considerevole: il riportare al pubblico ciò che un'università pubblica produce.
Per l'Associazione NaLug - Napoli Gnu/Linux Users Group
Gianfilippo Giannini

